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Saintes Maries de la Mer

Saintes Maries de la Mer è un paesino della Provenza che si affaccia sul Mediterraneo, attraversato all'interno dal fiume Rodano. Appartiene alla zona della Camargue, l'area che costituisce il Parco naturale Regionale di cui fa parte, oltre a Saintes Maries de la Mer, anche la città di Arles.

 

Il parco nasce nel 1970 ed è una delle prime riserve naturali in Francia, costituita per proteggere le specie animali selvatiche e quelle in via d'estinzione. Il paesaggio è a dir poco incantevole, tra i suoi innumerevoli stagni d'acqua salata è possibile scorgere le praterie dal suolo salato dette "sansouries" dove pascolano tranquillamente tori e splendidi cavalli bianchi, chiamati, appunto, Camargue. In queste zone sono presenti anche tantissime specie di uccelli, se ne contano addirittura 400, tra cui lo sgargiante fenicottero rosa. La flora della Camargue coesiste e si sviluppa con l'acqua salata; oltre alle alghe fioriscono la lavanda di mare, tamerici, salici e numerosi canneti: cibo per le specie che transitano da queste parti. Quando si dice "de gustibus non disputandum est". Nel caso il posto vi apparisse troppo selvaggio, non temete, sulle sponde del fiume si notano anche le "capanne dei guardiani", costruzioni semplici ma allo stesso tempo frutto dell'ingegno dei pescatori che le abitano.

Un tempo costruite con elementi di fortuna come argilla e giunchi, oggi continuano ad essere costruite per la capacità di ricordare le tradizioni camarguesi e soprattutto perché si adattano magistralmente alle condizioni climatiche. Il tetto, infatti, presenta un travicello che, piazzato dalla parte opposta rispetto alla conca della capanna, funge da parafulmine.

 

É l'ambiente naturale a caratterizzare la Camargue, ma come abbiamo ricordato poco sopra, questa zona, pur essendo un parco naturale, non é disabitata: oltre ai fenicotteri e ai cavalli c'é anche qualche anima viva tra i borghi di Arles e Saintes Maries. Le "Marie" Sante che danno il nome al paese sono Maria Salomé e Maria Jacobé, che secondo diverse leggende sarebbero arrivate in questi luoghi su una barca assieme alla serva Sara e ad altri seguaci di Gesù. Le statue delle tre donne sono custodite nella chiesa del paese.

Saintes Maries de la Mer - Santa Sara - Photo by Andy Hay

Mentre alle prime due sono stati affidati ruoli di un certo calibro, a Sara è toccato tutt'altro. Infatti, la scultura delle due Marie, che normalmente è riposta nella chiesa, viene portata in processione nella ricorrenza dello sbarco. Invece, forse perché era una serva nera, la statua di Sara è deposta nella cripta e lei è diventata Patrona dei Gitani e degli zingari, festeggiata anch'essa sulle spiagge e le strade a Saintes Maries il 24 e il 25 maggio.

 

Spiaggia e mare

In effetti, la spiaggia è, assieme alla natura, il fiore all'occhiello di Saintes Maries de la Mer, con la sua sabbia finissima offre occasioni di ristoro per grandi e piccini, già dal mese di maggio. Mentre i bambini giocano, gli adulti amanti degli sport equestri si muovono sulle distese sabbiose al passo o al galoppo. Per i più romantici uno spettacolo evergreen invece è il tramonto del sole. Sinonimo di relax e spensieratezza, la spiaggia delle Saintes vale da sola una visita alla regione.

 

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La chiesa di Nostra Signora del Mare

Il monumento principale del paese é la chiesa che domina il paese, infatti, è visibile già a 10 km di distanza dalla parte interna del territorio circostante. Il monumento, lo si vede a occhio nudo, da sempre ha avuto un'importante funzione strategica prima che religiosa: serviva come torre di avvistamento per proteggere gli abitanti dai pirati saraceni che tra il IX e l' XI secolo mettevano a ferro e fuoco la zona. L'edificio é costituito da un'unica navata dritta, priva di ornamenti, ed è alto 15 metri. Sul tetto c'è un passaggio per la ronda con feritoie e merli e anche i muri sono intervallati da feritoie. Sembrerà assurdo, eppure in una regione già "bagnata" come la Camargue all'interno della chiesa è stato costruito un pozzo, come se gli abitanti non ne avessero abbastanza di tutta l'acqua che li circondava. In realtà, questa costruzione è un'ulteriore testimonianza che gli abitanti consideravano la chiesa come un rifugio, e il pozzo come una fonte di vita da utilizzare in caso di necessità.

 

 

La festa di Santa Sara

La patrona dei Gitani deve il suo onore alla leggenda della fuga dalla Palestina. Si narra che le due Marie, una sorella della Vergine e l'altra madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, furono abbandonate al largo delle coste della Palestina su una barca senza vele, senza remi e senza viveri. Le salvò una giovane egiziana loro serva, Sara, appunto. Con il suo mantello, trasformatosi miracolosamente in barca una volta in acqua, la serva guidò il gruppo di esuli in Camargue. Mentre il culto delle due Marie fu consacrato nel 1448, Sara, anche se aveva più meriti delle altre due, non fu mai riconosciuta Santa dalla Chiesa cattolica. Forse per via delle sue origini umili, per il colore della pelle o perché mendicava, divenne la protettrice degli zingari che ogni anno, a fine maggio, si radunano a Saintes Maries de la Mer per festeggiarla.

 

Già nei giorni precedenti alla festa gli zingari affollano il villaggio. Per molti è l'occasione per rivedersi dopo tanto peregrinare e per battezzare i propri figli nella chiesa di Saintes Maries. Non solo, quella di Santa Sara è anche un inno al folklore: è la festa degli abiti dai colori sgargianti, musiche gitane, bianchi cavalli, corride e tanto altro. La mattina del 24 maggio, una messa celebra l'apertura del pellegrinaggio. Nel pomeriggio, mentre, alcuni zingari portano la statua di Sara a spalle fuori dalla cripta, altri tendono le mani per toccare i mantelli, mandare baci. I bambini vengono sollevati per ricevere la protezione di "Sara la Kali". Gli zingari cantano, pregano e acclamano la loro Santa Protettrice e gridano "Evviva Santa Sara".

 


La statua viene accompagnata in processione fino alla spiaggia, dove la immergono tre volte, per purificarla. Dicono che, dopo averla toccata e ritoccata per un anno intero, la statua si carichi di energia negativa, dato che la maggior parte di quelli che si recano a visitarla ha problemi da risolvere e peccati da espiare: l'acqua quindi, grazie al suo potere catartico dovrebbe rendere la Santa di nuovo pronta ad accogliere i suoi fedeli. Aldilà del tema religioso, la vera attrattiva per i turisti è il folklore: nei 10 giorni della celebrazione, la folla numerosa si mescola àagli zingari e alla gente del posto. Balli, canti, spettacoli, fuochi, giochi animano il villaggio: bambini, adulti, anziani e turisti venuti da tutto il mondo condividono tutti assieme questo momento di festa reso eccezionale dall'entusiasmo e la gioia di vivere dei gitani.

 

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